Le sale

Gli ambienti di Palazzo San Teodoro

La residenza gode di una superficie di oltre 600 metri quadrati, che la vede suddivisa in due parti. Una più vocata all’accoglienza di benvenuto e in cui spiccano la galleria dalle grandi vetrate affacciate sui giardini della villa comunale e il raffinatissimo salone da pranzo, che conserva perfettamente gli arredi originali, fra cui il monumentale lampadario, dono della real casa borbonica.​

L’altra metà è invece composta da una fuga di saloni – quattro, per la precisione – tutti contigui fra loro e che culminano nel grande salone da ballo. Ogni salone ha una capienza di circa 40 posti per pranzi serviti mentre il salone da ballo può invece ospitarne da 90 a 100. Quest’ultimo, nella versione sala meeting, ha invece una capienza massima di circa 150 posti a platea. Tutti gli ambienti, sontuosamente adornati secondo lo stile neoclassico pompeiano, mantengono inalterati gli affreschi e i decori originali voluti dal Bechi​.

I saloni

La storia di Palazzo San Teodoro, antica residenza gentilizia situata all’inizio della Riviera di Chiaia, la zona residenziale a ridosso del lungomare di Napoli, cammina di pari passo con l’evoluzione che la città ebbe sotto la spinta dei Borbone. Verso la fine del 700, infatti, il borgo di Chiaia (oggi il più prestigioso quartiere cittadino) era ancora extra-moenia.

Oggi questa prestigiosa casa nobiliare napoletana, accuratamente restaurata nel 2001, non rimane più esclusivo patrimonio della famiglia proprietaria, ma apre le sue porte a quanti vogliono farne sede ideale per eventi culturali, artistici, convegni, meeting, incentive, pranzi placès, cocktails, etc.

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Salone da ballo

L’ambiente più di effetto di questa dimora napoletana è il grande salone da ballo.

A pianta rettangolare, su cui svetta una volta semi-cilindrica a stucchi scanalati – chiaramente ispirata al soffitto del bellissimo bagno delle terme di Pompei – racchiusa entro due nicchie laterali, separate dal corpo centrale da una coppia di colonne ioniche scanalate.

Ad impreziosire l’ambiente, oltre a quattro grandi specchiere, gli stucchi e i pregevoli affreschi che raffigurano scene di ispirazione pompeiana e l’ottocentesco pavimento ligneo con disegni a stelle. Una splendida cornice, quindi, per conferenze, concerti e cene di gala.

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Salone da pranzo

Nella sontuosa sala da pranzo, di pianta rettangolare, fa bella mostra di sé un grandioso lampadario Impero in bronzo dorato – dono dei Borbone – sospeso sul tavolo in marmo e legno in lamina d’oro, che il Bechi ha studiato fornito di allunghi e che può essere utilizzato per pranzi placès fino a 18 commensali o come buffet.

L’ambiente è caratterizzato da una elegante decorazione fitoforme in oro su fondo bianco. Oltre alle sedie originali disposte attorno al tavolo e lungo le pareti, arricchiscono la sala un camino in marmo statuario scolpito e delle consoles Impero.

 

Ai lati del camino, poi, due porte a vetri danno accesso alla galleria.

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Galleria

La galleria – particolarmente adatta come zona conversazione o per servire aperitivi a braccio – si affaccia sulla Villa Comunale grazie a tre grandi vetrate.

Dell’arredamento originario vi è tutto: tre lampadari di bronzo dorato e bronzo brunito con globi di cristallo, il tavolo, due divani, i sedili. Tutto in stile Impero con teste leonine. Le pareti sono invece decorate con affreschi raffiguranti grandi vasi con fiori e farfalle, opera di Salvatore Giusti.

Da questo ambiente, in cui tutto è armonia e raffinatezza di stile, impreziosito da affreschi riproducenti trionfi floreali, si accede poi a una lunga infilata di tre saloni.

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Salone dei fauni

E’ il primo della fuga di saloni che culmina nel sontuoso salone da ballo. A esso il Bechi ha affidato il ruolo di evidenziare agli ospiti la vocazione degli ambienti: il soffitto, infatti, è finemente decorato con scene di fauni intenti a godere delle libagioni e della lievità della vita…

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Salone delle centauresse

Come nel precedente, anche qui ritroviamo un camino neo classico in marmo bianco. E’ però nel soffitto la particolarità che rende unico questo ambiente. Il salone infatti, gode di affreschi che illustrano non i soltanto comuni centauri protagonisti dell’iconografia classica, bensì anche la loro rarissima versione femminile: centauresse, per l’appunto e che danno il nome a questo salone. Una delle centauresse fa bella mostra di sé in una pubblicazione del Metropolitan museum of art di New York, avente come oggetto il mito del ratto di Deianira.

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Salone dei cigni

A un primo sguardo risulta meno armonico degli altri: tre grandi specchiere dalla cornice dorata, infatti, irrompono nel mezzo di vedute lacustri.

In realtà è questa “disarmonia” la vera peculiarità di questo ambiente: le specchiere sono state poste dal bechi, che aveva fatto coprire i precedenti affreschi – risalenti a una delle tre palazzine settecentesche trasformate dall’architetto in un unico palazzo ducale – dando alla stanza un aspetto pienamente in linea con i dettami neoclassici del bianco/oro.

Oggi, venuti fuori durante i lavori di restauro del 2000, è stato scelto di restituirli al piacere della vista degli ospiti.

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