Il palazzo

Cenni storici

La storia

La storia di Palazzo San Teodoro, antica residenza gentilizia situata all’inizio della Riviera di Chiaia, la zona residenziale a ridosso del lungomare di Napoli, cammina di pari passo con l’evoluzione che la città ebbe sotto la spinta dei Borbone. Verso la fine del 700, infatti, il borgo di Chiaia (oggi il più prestigioso quartiere cittadino) era ancora extra-moenia.

Fu re Ferdinando IV a farne uno dei dodici quartieri della città ed a dare incarico al Bechi di realizzarvi la “Real Villa”, il bel polmone di verde che ancora oggi caratterizza questa parte della città. Assurto ai fasti della corte, il borgo di Chiaia divenne così sede ambita per famiglie aristocratiche e alto borghesi, che acquistarono le palazzine sulla riviera ristrutturandole secondo il gusto imperante in quel periodo: il neoclassico.

Agli inizi dell’800 il duca Carlo Caracciolo di San Teodoro, senatore del regno, vi comprò tre edifici, affidando a Guglielmo Bechi, architetto toscano chiamato dalla Corte borbonica a lavorare nella capitale del Regno delle Due Sicilie, l’incarico di trasformarli in un’ unica residenza di prestigio.

Il Bechi, architetto, arredatore e decoratore dal notevole talento, ha realizzato un’autentica opera d’arte: tre piani in stile neoclassico di notevole valore artistico-architettonico. Un lavoro svolto con passione, originalità e straordinario gusto che fu determinante nel far successivamente assegnare al Bechi la realizzazione della famosa Villa Pignatelli, collegata a Palazzo San Teodoro da un evidente fil rouge.

I Caracciolo di San Teodoro sono rimasti proprietari del palazzo per quasi un secolo. Poi, il bell’edificio rosso pompeiano della Riviera di Chiaia è stato venduto agli attuali proprietari.

Oggi questa prestigiosa casa nobiliare napoletana, accuratamente restaurata nel 2001, non rimane più esclusivo patrimonio della famiglia proprietaria, ma apre le sue porte a quanti vogliono farne sede ideale per eventi culturali, artistici, convegni, meeting, party, pranzi placès, cocktails, etc.

Particolari storici

Amante dell’attività archeologica, praticata quotidianamente negli scavi di Ercolano e Pompei, il Bechi ha realizzato i tre piani rosso pompeiano di Palazzo San Teodoro chiaramente influenzato dai tesori che terra, lapillo e lava via via restituivano alla luce.

Ispirazione che peraltro ben si coniugava con quel gusto neoclassico che, nell’ 800, caratterizzò per oltre mezzo secolo l’architettura e la decorazione di interni dei palazzi di un certo pregio.

Il risultato è un edificio di grande originalità e gusto, in cui l’estro creativo del Bechi e dei maestri d’arte (Salvatore Giusti e Gennaro Maldarelli per le pitture; Gennaro Aveta e Andrea De Crescenzo per gli stucchi) ha raggiunto l’apice nella realizzazione dell’appartamento di rappresentanza, al piano nobile.

Circa seicento metri quadrati di saloni, salotti e salottini mirabilmente decorati, con pitture e stucchi, dove è forte la matrice ellenistico-ercolanese, impostazione del resto annunciata sin dagli ordini e fogge della facciata del palazzo.

Larga parte dei pavimenti sono in cotto napoletano decorato a mano, mentre in altri saloni sono presenti rivestimenti lignei, come nel grande salone da ballo, che presenta intarsi a stella.
Anche gli arredi, originali, sono mirabile esempio della tendenza dell’epoca, mentre la grande galleria proietta lo sguardo sul verde intenso della Real Villa e sull’azzurro del mare.

Ovunque traspare una straordinaria ricerca dell’originalità e del bello. Un formidabile lavoro di équipe da cui scaturisce un progetto organico, che lega l’opera di decorazione all’arredo, al mobilio fornendo un raro esempio di armonia di stile.